lunedì 3 marzo 2014

Premio a un film su Roma, ma non pensiamo che tanto ce la caveremo sempre

Premio a un film su Roma, ma non pensiamo che tanto ce la caveremo sempre

oscar a la grande bellezza

Premio a un film su Roma, ma non pensiamo che tanto ce la caveremo sempre

Riconoscimento alla pellicola sulla Capitalementre vive un periodo di massimo discredito

Di Aldo Cazzullo

Toni Servillo in una scena de La grande bellezza di Paolo Sorrentino (Ansa/Fiorito)

La coincidenza e perfetta. La grande bellezza, film ambientato, dedicato, ispirato a Roma fin dal titolo, vince l’Oscar proprio mentre Roma vive il tempo del suo massimo discredito: finanziariamente fallita, amministrata in modo pessimo, prigioniera dello smog e della sporcizia, impoverita dalla maleducazione di molti suoi abitanti e dall’incapacita di molti suoi politici. Cosi e Roma: una capitale non sempre all’altezza di se stessa, e nel contempo unica al mondo.

L’unica citta del pianeta con quasi tre millenni di storia, morta e risorta piu volte dalle sue stesse ceneri, fondatrice di un impero universale e centro della Chiesa cattolica, la quale in venti secoli non ha avuto solo demeriti e ha saputo rigenerarsi in modo straordinario proprio un anno fa, con l’elezione di Papa Francesco. (Si potrebbe fare un paragone con Il Cairo. Ma le piramidi sono un monumento morto a una civilta morta; per visitarle si paga un biglietto. Il Pantheon e vivo, la gente entra ed esce liberamente, vi e sepolto il re che ha fatto l’Italia, vi riposa Raffaello; e, come fece scrivere il Bembo sulla sua tomba, la natura - definita rerum magna parens, la grande madre delle cose - quando era vivo temette di essere vinta, e quando mori temette di morire con lui).

Pur non essendo romano, o forse proprio per questo, Paolo Sorrentino ha capito tutto. Mai nessun artista della sua, della nostra generazione aveva raccontato in modo cosi definitivo Roma, nella sua meraviglia e nella sua prosaicita, per il suo universale e per il suo provinciale, fin dalla prima inquadratura del film: la signora appoggiata ai gloriosi busti del Gianicolo con le ragnatele e la Gazzetta dello Sport aperta sul titolo Allarme per Totti (scena che sarebbe stata perfetta se al posto della milanese Rosea ci fosse stato il Corriere dello Sport). Il fatto che l’America premi un film su Roma proprio nell’ora del suo massimo discredito, non deve indurci a pensare che tanto alla fine ce la caveremo sempre. Deve farci sperare che non sia detta l’ultima parola, sulla nostra capitale e sul nostro Paese.

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