mercoledì 19 febbraio 2014

La ricchezza e un bene se aiuta gli altri

La ricchezza e un bene se aiuta gli altri

Chi di noi non si sente a disagio nell’affrontare anche la sola parola poverta? Ci sono tante forme di poverta: fisiche, economiche, spirituali, sociali, morali. Il mondo occidentale identifica la poverta anzitutto con l’assenza di potere economico ed enfatizza negativamente questo status. Il suo governo, infatti, si fonda essenzialmente sull’enorme potere che il denaro ha acquisito oggi, un potere apparentemente superiore a ogni altro. Percio un’assenza di potere economico significa irrilevanza a livello politico, sociale e persino umano. Chi non possiede denaro, viene considerato solo nella misura in cui puo servire ad altri scopi. Ci sono tante poverta, ma la poverta economica e quella che viene guardata con maggior orrore. In questo c’e una grande verita. Il denaro e uno strumento che in qualche modo - come la proprieta - prolunga e accresce le capacita della liberta umana, consentendole di operare nel mondo, di agire, di portare frutto. Di per se e uno strumento buono, come quasi tutte le cose di cui l’uomo dispone: e un mezzo che allarga le nostre possibilita. Tuttavia, questo mezzo puo ritorcersi contro l’uomo. Il denaro e il potere economico, infatti, possono essere un mezzo che allontana l’uomo dall’uomo, confinandolo in un orizzonte egocentrico ed egoistico.

La stessa parola aramaica che Gesu utilizza nel Vangelo - mammona , cioe tesoro nascosto (cf. Mt 6, 24; Lc 16,13) - ce lo fa capire: quando il potere economico e uno strumento che produce tesori che si tengono solo per se, nascondendoli agli altri, esso produce iniquita, perde la sua originaria valenza positiva. Anche il termine greco, usato da San Paolo, nella Lettera ai Filippesi (cf. Fil 2, 6) - arpagmos - rinvia a un bene trattenuto gelosamente per se, o addirittura al frutto di cio che si e rapinato agli altri. Questo accade quando dei beni vengono utilizzati da uomini che conoscono la solidarieta solo per la cerchia - piccola o grande che sia - dei propri conoscenti o quando si tratta di riceverla, ma non quando si tratta di offrirla. Questo accade quando l’uomo, avendo perso la speranza in un orizzonte trascendente, ha perso anche il gusto della gratuita, il gusto di fare il bene per la semplice bellezza di farlo (cf. Lc 6, 33 ss.).

Quando invece l’uomo e educato a riconoscere la fondamentale solidarieta che lo lega a tutti gli altri uomini - questo ci ricorda la Dottrina sociale della Chiesa - allora sa bene che non puo tenere per se i beni di cui dispone. Quando vive abitualmente nella solidarieta, l’uomo sa che cio che nega ad altri e trattiene per se, prima o poi, si ritorcera contro di lui. In fondo, a questo allude nel Vangelo Gesu, quando accenna alla ruggine o alla tignola che rovinano le ricchezze possedute egoisticamente (cf. Mt 6, 19-20; Lc 12, 33). Invece, quando i beni di cui si dispone sono utilizzati non solo per i propri bisogni, essi diffondendosi si moltiplicano e portano spesso un frutto inatteso. Infatti vi e un originale legame tra profitto e solidarieta, una circolarita feconda fra guadagno e dono, che il peccato tende a spezzare e offuscare. Compito dei cristiani e riscoprire, vivere e annunciare a tutti questa preziosa e originaria unita fra profitto e solidarieta. Quanto il mondo contemporaneo ha bisogno di riscoprire questa bella verita! Quanto piu accettera di fare i conti con questo, tanto piu diminuiranno anche le poverta economiche che tanto ci affliggono.

Non possiamo pero dimenticare che non esistono solo le poverta legate all’economia. E lo stesso Gesu a ricordarcelo, ammonendoci che la nostra vita non dipende solo dai nostri beni (cf. Lc 12, 15). Originariamente l’uomo e povero, e bisognoso e indigente. Quando nasciamo, per vivere abbiamo bisogno delle cure dei nostri genitori, e cosi in ogni epoca e tappa della vita ciascuno di noi non riuscira mai a liberarsi totalmente dal bisogno e dall’aiuto altrui, non riuscira mai a strappare da se il limite dell’impotenza davanti a qualcuno o qualcosa. Anche questa e una condizione che caratterizza il nostro essere creature: non ci siamo fatti da noi stessi e da soli non possiamo darci tutto cio di cui abbiamo bisogno. Il leale riconoscimento di questa verita ci invita a rimanere umili e a praticare con coraggio la solidarieta, come una virtu indispensabile allo stesso vivere.

In ogni caso, dipendiamo da qualcuno o da qualcosa. Possiamo vivere cio come una debilitazione del vivere o come una possibilita, come una risorsa per fare i conti con un mondo in cui nessuno puo far a meno dell’altro, in cui tutti siamo utili e preziosi per tutti, ciascuno a suo modo. Non c’e come scoprire questo che spinge a una prassi responsabile e responsabilizzante, in vista di un bene che e allora, davvero, inscindibilmente personale e comune. E evidente che questa prassi puo nascere solo da una nuova mentalita, dalla conversione ad un nuovo modo di guardarci gli uni con gli altri! Solo quando l’uomo si concepisce non come un mondo a se stante, ma come uno che per sua natura e legato a tutti gli altri, originariamente sentiti come fratelli, e possibile una prassi sociale in cui il bene comune non rimane parola vuota e astratta!

Quando l’uomo si concepisce cosi e si educa a vivere cosi, l’originaria poverta creaturale non e piu sentita come un handicap , bensi come una risorsa, nella quale cio che arricchisce ciascuno, e liberamente viene donato, e un bene e un dono che ricade poi a vantaggio di tutti. Questa e la luce positiva con cui anche il Vangelo ci invita a guardare alla poverta. Proprio questa luce ci aiuta dunque a comprendere perche Gesu trasforma questa condizione in una autentica beatitudine: Beati voi poveri! (Lc 6, 20). Allora, pur facendo tutto cio che e in nostro potere e rifuggendo ogni forma di irresponsabile assuefazione alle proprie debolezze, non temiamo di riconoscerci bisognosi e incapaci di darci tutto cio di cui avremmo bisogno, perche da soli e con le nostre sole forze non riusciamo a vincere ogni limite. Non temiamo questo riconoscimento, perche Dio stesso, in Gesu, si e curvato (cf. Fil 2, 8) e si curva su di noi e sulle nostre poverta per aiutarci e per donarci quei beni che da soli non potremmo mai avere. Percio Gesu elogia i poveri in spirito ( Mt 5, 3), vale a dire coloro che guardano cosi ai propri bisogni e, bisognosi come sono, si affidano a Dio, non temendo di dipendere da Lui (cf. Mt 6, 26). Da Dio possiamo infatti avere quel Bene che nessun limite puo fermare, perche Lui e piu potente di ogni limite e ce lo ha dimostrato quando ha vinto la morte! Dio da ricco che era si e fatto povero (cf. 2 Cor 8, 9) per arricchirci con i suoi doni! Egli ci ama, ogni fibra del nostro essere gli e cara, ai suoi occhi ciascuno di noi e unico ed ha un valore immenso: Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati... voi valete piu di molti passeri ( Lc 12, 7) .

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