martedì 1 luglio 2014

Un milione di vittime per la prossima eruzione del Vesuvio. La paura corre sul web

NAPOLI – ”All’improvviso il Vesuvio che sonnecchia dal 1944 esplodera con una potenza mai vista.

Una colonna di gas, cenere e lapilli s’innalzera per duemila metri sopra il cratere. Valanghe di fuoco rotoleranno sui fianchi del vulcano alla velocita di 100 metri al secondo e una temperatura di 1000 gradi centigradi, distruggendo l’intero paesaggio in un raggio di 7 chilometri spazzando via case, bruciando alberi, asfissiando animale, uccidendo forse un milione di esseri umani. Il tutto, in appena 15 minuti”.

Sembra il libro dell’Apocalisse, invece e uno studio pubblicato nei mesi scorsi dal vulcanologo della New York University Flavio Dobran. Come un virus, soprattutto sui social network, la “notizia” e costantemente “postata” e “ripostata”, scatenando il panico collettivo. Se da un lato c’e chi crede sia un’esagerazione l’analisi di Dobran, in molti temono davvero che quando il vulcano campano si risvegliera sara un’ecatombe. E, anche a causa dei recenti terremoti in Campania, non a caso e tornato “di moda” sulla Rete la discussione su una possibile eruzione del Vesuvio in tempi brevi.

L’ipotesi di Dobran – che trova comunque discordi molti vulcanologi in Italia – e documentata, ma non vi e alcuna indicazione di una possibile data di esplosione. «Non sara tra due settimane – ha raccontato l’esperto – pero sappiamo con certezza che il momento arrivera. La conferma viene dalla storia: le eruzioni su larga scala arrivano una volta ogni millennio. Quelle su media scala una volta ogni 4-5 secoli. Quelle su piccola scala ogni 30 anni. Ebbene, l’ultima gigantesca eruzione su larga scala e quella descritta da Plinio il Vecchio: quella che il 24 agosto del 79 dopo Cristo distrusse Ercolano e Pompei uccidendo piu di duemila persone. La piu recente eruzione su media scala e quella del 1631, che rase al suolo Torre del Greco e Torre Annunziata, facendo 4mila morti in poche ore».

Al momento la situazione e sotto controllo, ma lo studio di Dobran resta un monito per tutti e un campanello d’allarme. Almeno per la rete.

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